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George Romero: il film di Resident Evil che non vedremo mai

Come George Romero fu licenziato per essere "troppo Resident Evil". I retroscena di questa curiosità dimenticata quando Capcom ingaggio George Romero per portare il terrore della villa sul grande schermo e poi licenziato per un motivo surreale: essere stato fin troppo fedele al primo capitolo di Resident Evil.

I retroscena di questa curiosità dimenticata quando Capcom ingaggio George Romero per portare il terrore della villa sul grande schermo e poi licenziato per un motivo surreale: essere stato fin troppo fedele al primo capitolo di Resident Evil.

L’incredibile incontro tra il re degli zombie e Resident Evil

Per chiunque sia cresciuto a pane, pad e cinema di genere, l’idea di un adattamento cinematografico di Resident Evil ha sempre rappresentato il sacro Graal. Fin dal suo debutto nel 1996, il capolavoro survival horror di Capcom ha dichiarato apertamente il proprio amore nei confronti dell’immaginario horror classico e, in particolare, dei cult firmati da George Romero, l’indiscusso “Re degli Zombie”.

Il paradosso più affascinante di questa storia è che il matrimonio artistico tra il Maestro del brivido e il franchise videoludico per eccellenza si è celebrato davvero. Tuttavia, ciò che doveva essere una pietra miliare della pop culture si è trasformato in uno dei cortocirti d’autore più clamorosi ed esilaranti della storia dello spettacolo.

La nascita di Resident Evil

La nascita di Resident Evil non sarebbe stata possibile senza la pietra angolare gettata da George Romero nel cinema horror. Atmosfere claustrofobiche, tensione palpabile e la figura minacciosa del morto vivente: il gioco di Capcom trasudava la filosifia del regista in ogni singolo fotogramma virtuale.

Quando Capcom dovette pianificare la campagna promozionale per il secondo capitolo, decise di fare il salto definitivo: passare dall’omaggio al coinvolgimento diretto. Capcom bussò direttamente alla porta di Romero, trasformando una suggestione da fan nel più ambizioso dei progetti. Fu così che il Maestro si trovò per la prima volta a dirigere in carne e ossa i due iconici protagonisti del gioco, Leon e Claire.

Uno spot da record: 1,5 milioni di dollari per soli 30 secondi

Nel 1998, per accompagnare il lancio giapponese di Resident Evil 2, Capcom decise di non badare a spese e calò l’asso. Mettendo sul piatto un budget mostruoso di 1,5 milioni di dollari per soli 30 secondi di promo live-action, lo studio affidò la regia proprio a Romero.

Lo spot entrò immediatamente nella leggenda come la produzione pubblicitaria più costosa e iconica mai realizzata nel mondo dei videogiochi. L’incredibile impatto di quei 30 secondi convinse Capcom che Romero fosse l’unico regista in grado di firmare l’adattamento cinematografico ufficiale, affidandogli subito la stesura dello script.

Troppo horror e poco commerciale

Romero si mise al lavoro e consegnò una sceneggiatura da manuale, fedelissima alle atmosfere del primo videogioco: ci stavano Chris e Jill, c’era la celebre villa infestata, la gestione dell’ansia, gli zombie e l’intero campionario di mostruosità che avevano reso celebre il titolo.

Eppure, proprio di fronte a questo lavoro impeccabile, i dirigenti dello studio e la produzione fecero marcia indietro. La loro motivazione? Volevano un prodotto radicalmente diverso: un film più dinamico, orientato all’azione pura e slegato dai ritmi cadenzati del videogioco originale. Un cortocircuito concettuale riassunto alla perfezione:

“La produzione lo definì troppo horror e poco commerciale… la Capcom scartò il film di Resident Evil di Romero perché Resident Evil era troppo Resident Evil.”

Da un miliardo di dollari ai disastri moderni

Liquidato Romero, il timone del progetto passò a Paul W.S. Anderson, che riscrisse la scenegiatura del film puntando su ritmi frenetici, Milla Jovovich e un’impostazione action. Dal punto di vista finanziario la scelta diede ragione ai produttori, trasformando la saga in una macchina da soldi capace di incassare oltre un miliardo di dollari in tutto il mondo, per quanto le singole pellicole siano rimaste, a conti fatti, “niente di che”.

Tuttavia, i tentativi di trasposizione successivi hanno toccato vette ben più dolorose: il film Welcome to Raccoon City si è rivelato “un macello” narrativo, mentre la serie TV firmata Netflix è stata archiviata dagli appassionati come una vera e propria “cafonata”. E nonostante sia già stato annunciato che a breve arriverà un ennesimo film di Resident Evil, la fiducia della community è ormai ai minimi storici.

Resta sul campo un’amara verità: George Romero, con soli 30 secondi di pubblicità, è riuscito a catturare l’anima autentica di Resident Evil più di quanto abbiano saputo fare tutti gli altri registi messi insieme nell’arco di interi lungometraggi.

Resident Evil e il se…? della storia del cinema horror

La storia del film mai realizzato di George Romero rimane una delle pagine più affascinanti nel grande libro dei film perduti.

Restiamo così con un interrogativo irrisolto. Come sarebbe cambiato il filone degli adattamenti da videogioco se la produzione avesse avuto il coraggio di scommettere sulla visione pura del padre degli zombie? Voi cosa ne pensate? Avreste preteso il film d’autore cupo e viscerale firmato da Romero, o vi bastano i popcorn e l’azione hollywoodiana della saga che abbiamo visto al cinema?

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